|
Revista Recre@rte Nº5 Junio 2006 ISSN: 1699-1834 http://www.iacat.com/revista/recrearte/recrearte05.htm |
||
|
IL SOFTWARE (E
L’ICT) Antonio ALBANO (Univ. Pisa), Paolo ANCILOTTI
(S.S. Sant'Anna - Pisa),
Giuseppe ATTARDI (Univ. di Pisa), Paolo ATZENI (Univ. Roma 3), Giorgio
AUSIELLO (Univ. Roma "La Sapienza"), Carlo BATINI (Univ. Milano
Bicocca), Mario BOLOGNANI (Consulente), Franco BOMBI (Univ. Padova), Roberto CAMPORESI
(AD di Cedaf), Luigia CARLUCCI AIELLO (Univ. Roma
"La Sapienza"), Giampiero CASTANO (Engineering),
Bruno CICIANI (Univ. Roma "La Sapienza"), Aniello CIMITILE (Univ. Sannio - Benevento), Enrico DAMERI (AD “List
Spa”),
PREMESSA Con questo documento vogliamo suggerire alcune idee di fondo per sviluppare
ed elaborare un programma di azione sul tema dello sviluppo
dell’industria italiana del Software. Chi lo sottoscrive, è
impegnato a dare un seguito a questa elaborazione. Nei prossimi mesi saranno organizzati incontri di
lavoro ai quali parteciperanno uomini e donne d’impresa, docenti,
ricercatori, esperti del settore, al fine di giungere in tempi brevi a
proposte operative da indicare per l’agenda delle forze politiche che
governeranno il Paese. UN’
ANALISI INADEGUATA La discussione sul ruolo che le
Tecnologie dell’Informatica e delle Telecomunicazioni (ICT) - e in
particolare il Software, considerato
la tecnologia strategica dell’intero settore - giocano nello
sviluppo del nostro Paese e dell’Europa, è spesso distorta a causa di profonde carenze di analisi. In tutti i paesi si dedica grande attenzione ai temi dell’ICT.
Questa attenzione è ancora più marcata nei paesi emergenti o in via di
sviluppo. Cina e India costituiscono una temibilissima fonte di competizione
sul medio periodo non per il loro
basso costo del lavoro, quanto per la continua crescita della loro capacità
di sviluppare e applicare in modo diffuso e pervasivo l’ICT. I
paesi dell’Asia (non solo il Giappone) hanno fatto dell’ICT
un’area strategica di investimento, consentendo la crescita di leader
mondiali come Huawei, Samsung e HTC.
Queste aziende stanno investendo in
ricerca e innovazione, sviluppano capacità di lavoro ad altissimo livello
e realizzano soluzioni di avanguardia dal punto di vista tecnologico e della
risposta ai bisogni del mercato. In Italia il successo del mercato
delle telecomunicazioni e della telefonia cellulare, ha spostato
l’attenzione sui servizi di
comunicazione di massa e sui contenuti. L’attenzione è quasi
esclusivamente limitata al sostegno della domanda di banda larga, ai problemi
di regolazione del mercato, al ruolo dei media e allo sviluppo dei servizi
televisivi sulle nuove tecnologie (satellite, digitale terrestre, TV mobile,
IP TV). L’informatica (e in particolare il Software) è vista unicamente come una tecnologia strumentale al miglioramento dei processi delle
aziende e delle pubbliche amministrazioni: dai processi gestionali
all’e-commerce all’e-government e al B2B. Oppure come strumento
di alfabetizzazione per le scuole e le famiglie finalizzato
all’acquisizione della patente informatica. Non
esistono strategie e progetti per lo sviluppo dell’offerta di
tecnologie innovative, soprattutto nel campo del Software. L’attenzione alla domanda non è
in sé sbagliata. Lo diviene quando non
é accompagnata da politiche dell’offerta e, soprattutto, non la si
colloca all’interno di una visione più ampia e coerente del ruolo
dell’ICT e del software in particolare. L’argomento più utilizzato per trascurare il tema dello sviluppo di
prodotti e tecnologie (l’offerta)
è che l’Italia avrebbe perso tutti i treni dell’informatica e
che, scomparsa l’Olivetti, lo sviluppo delle tecnologie informatiche e
del software sarebbe ormai esclusivo
appannaggio di altri paesi, specie USA e Asia. Questo argomento
è sbagliato per due ordini di motivi: storici e strategici. Da un punto di vista storico, le evoluzioni
continue del mercato dimostrano che non
è vero che i giganti del passato siano destinati a esserlo anche in futuro e
che c’è spazio per nuove aziende. Molti sono gli esempi che
potrebbero essere richiamati: dall’Open Source, all’iPod e iTunes
della Apple, da Google alle tecnologie Voice Over IP. Il mondo delle
tecnologie è molto più dinamico di quello che si pensa. Il problema non è l’aver perso i treni del passato: il problema è quello di non voler
prendere in considerazione i nuovi treni che ogni giorno si formano e partono. Da un punto di vista strategico, illudersi
che un Paese possa svilupparsi e crescere solo agendo sulla domanda di servizi
è sbagliata e estremamente dannosa. Un paese moderno, in un contesto come
quello europeo, non può in alcun modo limitarsi a offrire servizi soprattutto
quando, come per l’Italia, si
dipende per tanti aspetti dalle importazioni. E’ necessaria una
politica di innovazione di prodotto
che possa sostenere la competizione sui mercati internazionali. Non si può
pensare di continuare a lottare semplicemente limando i costi; dobbiamo fare prodotti più competitivi.
Ed è il software (e l’ICT in generale) che può dare intelligenza ad un
elettrodomestico piuttosto che ad un sistema di infomobilità. In generale, si
va verso una crescente pervasività
delle tecnologie informatiche; l’informatica penetra in tutti i
prodotti senza che l’utente ne abbia consapevolezza o “veda”
un computer tradizionale (disappearing
computer). Senza prodotti più
intelligenti, non ci possono essere servizi a maggiore valore aggiunto. I prodotti intelligenti si costruiscono
grazie all’ICT e soprattutto grazie al software. In sintesi, non è vero che tutti i
treni sono persi e non è vero che possiamo pensare di competere senza avere
un’industria ICT forte. In particolare, il software è l’elemento
vitale e decisivo. Limitarsi ad essere
puri consumatori di tecnologie IT, mette a rischio il futuro sviluppo del
nostro Paese. IL
SOFTWARE PER LO SVILUPPO Quali sono le aree dove il software
(e l’ICT in generale) possono giocare un ruolo decisivo? Certamente
l’area delle tecnologie della comunicazione. Ciò a cui si sta assistendo è
la progressiva
“informatizzazione” delle telecomunicazioni. I fornitori di
apparati di rete, di centrali di commutazione, di telefoni cellulari e
telefoni in senso stretto stanno sempre più diventando aziende di software.
Il mondo della telefonia cellulare è scosso alle radici dall’avvento di
nuovi dispositivi (smartphone) per i quali i nuovi concorrenti del futuro
saranno le imprese del software; i recenti servizi di IPTV (cioè servizi
televisivi trasmessi via rete grazie a software e banda larga) costituiscono
una rivoluzione che potrebbe sconvolgere il mercato televisivo tradizionale. Ma la penetrazione delle tecnologie del software non si limita al mondo
delle telecomunicazioni. Le tecnologie del silicio vengono ormai immesse
in moltissimi oggetti di uso comune: dai milioni di telepass ai milioni di
elettrodomestici (per larga parte prodotti in Italia ed esportati). I moderni
sistemi di infomobilità per le quattro e due ruote sono basati su sistemi ICT
e, soprattutto, su moderne applicazioni informatiche. Il mondo delle macchine
utensili, che ci vede leader a livello mondiale, è sempre più basato su
sistemi informatici di controllo e gestione remota. Nelle applicazioni di
monitoraggio ambientale e di supporto alla protezione civile e alla sicurezza
è centrate il ruolo dell’ICT e del software. Anche
settori che l’immaginario collettivo considera legati al passato, come
l’agricoltura, stanno rapidamente evolvendo grazie al software e,
in generale, all’ICT. Si utilizzano sofisticati sistemi infotelematici
per il controllo della trazione di un trattore (che grazie ad essi può
ruotare su se stesso) e per l’automazione tramite GPS delle operazioni
sui campi (l’aratura in automatico). Le tecnologie dei RFID permettono
già ora la costruzione di soluzioni e applicazioni innovative nel campo della logistica e del
controllo alimentare. Non
esistono settori della nostra società che non siano permeati da prodotti
innovativi basati sull’ICT e soprattutto sul software. È il software che
permette di fornire l’intelligenza ed è il software che abilita lo
sviluppo di servizi innovativi. Il
software è quindi decisivo. Ma non basta affermare questa
centralità. Servono imprese capaci di
sviluppare software per rispondere ai bisogni di tutta l’economia
italiana. Servono prodotti software di base innovativi. Non è possibile
montare Windows su una lavatrice, né si può pensare di usare un Intel Pentium
in un sensore ambientale. Ci sono
spazi di innovazione che potranno da un lato dar origine a nuove tecnologie
ICT e del software e, dall’altro, a nuove applicazioni e prodotti
ICT-based. Un
Paese moderno, per dominare le tecnologie che sono necessarie al proprio
sviluppo, deve contribuire alla loro creazione e produzione. Comprare innovazione ed applicarla in modo pedissequo è un errore di
gravissima portata che crea enormi danni. LA
SITUAZIONE ITALIANA OGGI In Italia, non ci sono più alcune
grandi aziende di informatica e telecomunicazioni come Telettra e Olivetti. Le
attività di ricerca e sviluppo di grandi imprese come Telecom e Enel sono
state ridisegnate o del tutto cancellate. Le privatizzazioni delle aziende
pubbliche e le cessioni di quelle private sono state fatte spesso senza che
ci si preoccupasse di mantenere capacità produttiva e di innovazione. Per una
sbagliata frenesia liberista, assente in paesi come Francia, Germania ed
anche USA (attenti a difendere le
proprie imprese), interi settori industriali sono stati ceduti e a volte
smembrati, vanificando un patrimonio di attenzione competenze e
professionalità. L’Italia non ha fatto quello che molti altri Paesi
fanno: un’illuminata e saggia supervisione dello sviluppo delle imprese
private e pubbliche impegnate nell’alta tecnologia, volta a sostenerne
le capacità produttive e Alcuni
dati aiutano a comprendere una situazione veramente grave: più di 85.000 imprese,
75.000 delle quali sono di informatica (per lo più software); il settore ICT
occupa oltre un milione di persone (tra domanda ed offerta) principalmente
impiegate nella miriade di imprese da La
ricerca universitaria è stata incapace da un lato di portare allo sviluppo di
nuove imprese, dall’altro di incidere nello sviluppo delle imprese ICT
ed ICT-based. Troppo spesso il mondo accademico è rimasto inerte o distaccato dai
processi in corso, sia per quello che concerne le tematiche tecnico-scientifiche,
sia per ciò che riguarda lo sviluppo di un’attitudine al
confronto/cooperazione con il mondo delle imprese. Abbiamo assistito al crollo degli investimenti pubblici in
ricerca e innovazione., Non è pensabile, infatti, finanziare la ricerca
con interventi a prestito agevolato e non a fondo perduto. La finanza privata
e bancaria ha un’elevata disponibilità di liquidità e disponibilità
(spesso teorica) a fornire prestiti per investimenti in innovazione, ma
contemporaneamente non decolla il venture capital per mancanza di cultura e
per la scarsa propensione al rischio del mondo che dovrebbe fare da culla
alle nuove imprese. In
sintesi, il settore ha bisogno di una
scossa. I problemi non sono i
treni persi, quanto l’insufficiente percezione dei fenomeni in atto e
la scarsa capacità di reazione agli stimoli. Siamo affascinati dai media,
dai servizi, dai telefonini e dalla televisione, e non ci rendiamo conto che
questi sono solo aspetti di un mondo
ben più complesso in continua evoluzione e trasformazione. Se non facciamo più (o facciamo poco)
software e, in generale ICT, non è perché non ne abbiamo più la capacità o le
risorse: è perché mancano la prospettiva, il coraggio e la volontà di farlo. OBIETTIVI
DA PERSEGUIRE E RAGGIUNGERE IL PRIMO IMPORTANTE OBIETTIVO: un radicale cambiamento nel modello di
specializzazione del paese. Più precisamente: ► Serve
far crescere la cultura tecnologica del paese. L’Italia sta divenendo
sempre più a-tecnologica e incapace di essere partecipe dei processi di
innovazione in corso a livello internazionale. ► È necessario valorizzare il ruolo dell’ICT e
in particolare del software uscendo dagli stereotipi dei cellulari e delle
televisioni /media. ► Il software deve essere valorizzato come strumento
di innovazione sia per l’industria ICT che per quella ICT-based.
L’idea che il software (e l’ICT in generale) sia una commodity da
usare per migliorare processi e ridurre costi è minimalista e dannosa. ► Serve rilanciare una seria e credibile visione
dell’innovazione. Qualunque processo complesso di trasformazione può
avvenire se esiste un clima adatto: servono credibilità, convinzione,
competenza. IL SECONDO ESSENZIALE
OBIETTIVO: affermare la cultura della
valutazione e della valorizzazione delle reali eccellenze e dell’uso realistico
e non dispersivo delle risorse disponibili. Troppo spesso i processi di
innovazione del paese sono frenati o impediti da giudizi e politiche
generiche e generaliste, che mettono tutti e tutto sullo stesso livello. Non
è pensabile che in Italia esistano università e sedicenti “centri di eccellenza” in ogni
angolo del paese. Le eccellenze sono
per definizione poche. IL TERZO OBIETTIVO: attivare politiche di rafforzamento delle imprese esistenti e di sviluppo
di nuove imprese, favorendo la capacità di creare nuovi prodotti e relativi
servizi e la crescita dimensionale. La chiave di valutazione deve essere
la capacità delle imprese di
contribuire alla diminuzione delle importazioni o all’aumento delle esportazioni.
E’ essenziale sostenere la competitività
a livello internazionale delle imprese italiane, sia nel settore ICT, sia
nei settori che usano l’ICT come tecnologia abilitante. In questo
scenario, il software gioca un ruolo
determinante e per questo devono essere favoriti tutti i processi che portano
ad una crescita dell’industria italiana del software. INFINE IL QUARTO OBIETTIVO: perseguire in modo convincente, convinto e competente politiche ed
iniziative a livello europeo. La sfida di cui in questo documento ci
stiamo occupando,ha una dimensione planetaria e quindi richiede una risposta
non limitata solo al nostro paese. L’Unione Europea utilizza i termini
“primary ICT industries” e “secondary ICT industries”
per indicare rispettivamente le imprese che producono tecnologie ICT ( e in
particolare del software) come core business e quelle che lo fanno per sviluppare prodotti e servizi innovativi
ICT-based. L’Unione ha più volte sottolineato che entrambi i settori devono essere sostenuti e sviluppati in quanto
contribuiscono in modo decisivo alla competitività del continente. ALCUNE
AZIONI Gli obiettivi sopra indicati
richiedono un insieme complesso e coordinato di azioni per le quali forniamo
alcuni spunti di riflessione. Le azioni, hanno una valenza di carattere
generale, ma dovrebbero essere focalizzate e orientate alle imprese e università che sviluppano e applicano in
modo innovativo le tecnologie del software. A) Istituire un’AGENZIA PER B) Favorire e sostenere C) Porre in atto azioni
di supervisione e di regia nei processi di privatizzazione che
modificano il giacimento delle capacità high-tech nazionali. Anche i processi di
fusione e acquisizione di significato nazionale devono essere valutati in
base all’interesse del paese. D) Avviare azioni
coerenti sul fronte universitario, volte a razionalizzare e
valorizzare le reali eccellenze nel campo delle tecnologie ICT. Deve essere accettato
il principio che le università sono
tra loro diverse, che ciascuna deve essere responsabile delle proprie
scelte e messa in grado di perseguire i propri obiettivi con una chiara
valutazione dei risultati. E) Passare da politiche di sostegno della domanda (vedi
decoder e buono PC), perseguite in modo frammentato e disorganico, a forme di procurement strategico da parte
delle pubbliche amministrazioni (si pensi al ruolo della
difesa negli Stati Uniti). È possibile pensare a sistemi software e ICT a
sostegno del funzionamento delle amministrazioni e che possono essere da
traino per le imprese. Non si tratta di moltiplicare iniziative sterili nel
campo dell’e-government, quanto di studiare lo sviluppo di alcuni
sistemi e tecnologie che abbiamo anche concrete
possibilità di penetrazione sui mercati internazionali (si pensi a puro
titolo di esempio a sistemi di monitoraggio ambientale o di telemedicina). F) Identificare regole di cooperazione applicativa, in
termini di e-governance, per rendere interoperabili i vari sottosistemi in una logica che
garantisca la realizzazione di applicativi sia con software proprietario che
open source. 0000000000000000000000000 Noi siamo fermamente convinti che esista la
concreta possibilità di far giocare al nostro Paese un ruolo non secondario
nello sviluppo delle moderne industrie ICT e del software informatico.
Esistono le competenze, le risorse ed anche una consistente realtà
imprenditoriale. Chiediamo
alle forze politiche e a chi governerà il nostro Paese nei prossimi cinque
anni, di indicare con chiarezza il loro programma su queste cruciali questioni
di politica industriale. |
||
|